Safari Fotografici

Che cos’è un safari fotografico

“Un’avventura unica”: questa potrebbe essere la risposta di getto a questa domanda. Il safari fotografico è un viaggio all’interno di parchi e aree protette dedicato all’osservazione della fauna locale nel suo habitat naturale, allo stato brado. La parola safari viene dalla lingua swahili e significa “lungo viaggio”: inizialmente designava una battuta di caccia grossa nei territori dell’Africa, ma oggi assume per fortuna tutt’altro significato. L’esperienza è intensa e suggestiva, un bagno a 360 gradi nella natura selvaggia. Per questo motivo, durante il safari, si è sempre accompagnati e scortati dalla guida locale, che conosce profondamente i luoghi e le abitudini degli animali che li popolano. 

 

I diversi tipi di safari fotografici

Esistono diversi tipologie di safari fotografico. La più classica è quella del game-drive che consiste in un’esplorazione diurna di aree naturali attraverso fuoristrada, con tettino aperto o chiuso, con lo scopo di avvicinarsi sempre in sicurezza agli animali. Questa formula esiste anche nella versione notturna, sempre accompagnati da un ranger e solo se dotati di concessione e permessi. 

Ci sono poi anche i safari a piedi, detti walking safari, che rappresentano una versione ancora più immersiva ed emozionante. Anche in questo caso, si è sempre scortati da una guida che avrà premura di farci camminare in sicurezza e senza arrecare disturbo agli animali. Ci sono in Africa molte possibilità di safari di questo tipo, tra questi il Gorilla Trekking in Rwuanda. L’ultimo tipo di safari è quello in barca, che cambia a seconda della zona, navigando lungo laghi e fiumi per avvistare la fauna locale da una prospettiva diversa e vivere un’esperienza insolita decisamente selvaggia. 

 

Dove organizzare un safari fotografico?

L’Africa è sicuramente il luogo migliore per questo tipo di viaggio, ma non l’unico, offrendo moltissimi parchi e riserve, oltre alla possibilità di avvistare i rinomati big five. Le zone più quotate sono il Sudafrica e l’Africa orientale. Qualche esempio? Il Krueger National Park in Sudafrica, il Masai Mara e Serengeti in Tanzania, l’Etosha in Namibia e il Queen Elizabeth in Uganda. Oppure l’isola del Madagascar, la quarta più grande del mondo, con una fauna particolarissima e molte specie endemiche. 

Personalmente ritengo che le migliori destinazioni in termini di safari fotografico siano quelle meno “note” da un punto di vista commerciale, in un certo senso meno “turistiche”. Quali? Botswana, Zambia, Zimbabwe. Non è una mera questa estetica. Parlo di atmosfere genuine che regalano esperienze della savana più autenticamente wild. 

 

Quando andare in Africa per un safari fotografico?

L’Africa è così grande da offrire occasioni di viaggio durante tutto l’anno. Da dicembre a marzo, per esempio è possibile esplorare l’Uganda, il Kenya o la Tanzania; mentre nei mesi estivi si può puntare la bussola verso Botswana, Namibia o Sudafrica. In generale però, la scelta del periodo in cui effettuare un safari fotografico è dettata anche da ciò che si vuole fotografare. Ci sono infatti periodi più consigliati per avvistare certi animali o assistere a spettacoli suggestivi come le migrazioni. La grande migrazione degli gnu al Masai Mara in Kenya, ad esempio, avviene da luglio a settembre; mentre quella che interessa la sconfinata pianura del Serengeti in Tanzania intorno a novembre. 

 

Consigli per affrontare un safari fotografico in Africa

Siamo sinceri. Il safari fotografico non è un viaggio come un altro. Lo stupore sarà il vostro fedele compagno di viaggi, così come la pazienza e la prontezza nel cogliere il momento migliore per immortalare gli animali. È arte dell’osservazione allo stato puro: meditare ogni singolo scatto per non perdere l’occasione di realizzare qualcosa di unico e originale. 

La sicurezza personale è una delle priorità: sarà quindi il driver a decidere quando e quanto potremo avvicinarci agli animali. A volte avremo condizioni di luce e posizione favorevole, altre invece dovremo aspettare. Bisogna essere attenti e responsabili: un atteggiamento pacato aiuta a non spaventare gli animali; come spettatori silenziosi e rispettosi che, armati di pazienza e curiosità, abbracciano le grandi emozioni della savana. 

 

I safari fotografici contro il bracconaggio 

I safari fotografici provocano un certo impatto ambientale, soprattutto se parliamo di inquinamento, disturbo della fauna e creazione di nuove infrastrutture in ambienti naturali. Ecco perché è sempre più importante indirizzarsi su esperienze il più possibile sostenibili e partner che lavorino in questa direzione. Allo stesso tempo però, questo tipo di turismo stimola la tutela del paesaggio naturale, supporta e coinvolge  le comunità locali e disincentiva il bracconaggio. 

Vi riporto un estratto di un articolo di National Geographic dedicato a come si stanno evolvendo i safari in Africa, che ne sottolinea l’importanza:

“Secondo le stime, entro il 2030 il turismo in Africa genererà oltre 260 miliardi di dollari l’anno; sono soprattutto i safari fotografici a trainare la crescita economica e rappresentano un’importante fonte di occupazione per gli abitanti del luogo. Essendo la posta tanto alta, le compagnie che organizzano i safari stanno finanziando alcuni degli sforzi anti-bracconaggio più innovativi per proteggere la fauna selvatica”.

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